Haghia Triada

 

Lo scavo di Haghia Triada è ottenuto in concessione dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene. L’Università di Catania è attiva nel sito dal 1977, con la direzione di V. La Rosa con un progetto di ripresa delle precedenti indagini. La Rosa scavò nel sito dal 1977 al 1999 (con una interruzione nel 1994), e successivamente nel 2003, 2005-2012. Il Centro ha in progetto una ripresa delle attività sul campo ai fini del completamento del rilievo informatizzato dell’area esterna alla Villa, e di un nuovo rilievo della Villa finalizzato ai restauri.

 

 

Haghia Triada: il sito e le fasi

L’area occupata dai resti archeologici nella collina della Chiesa di Haghios Gheorghios, erroneamente chiamata Haghia Triada, ma ormai così entrata nella letteratura, sembra coincidere in gran parte con l’area scavata. La denominazione delle aree fa principalmente riferimento ai ritrovamenti del primo novecento, e solo per la parte centrale, agli scavi La Rosa.

Il Settore Meridionale è dominato dalla Villa e dalle strutture adiacenti: Casa Est, Sacello H, Piazzale superiore (detto dei Sacelli per i rinvenimenti di statuine TM III), Piazzale inferiore X. Il tratto centrale, collegato a quello meridionale dalla cerniera del Bastione, è suddiviso tra l’area delle case TM I, delimitate dal Muraglione a Denti, e le strutture TM III, in particolare la Grande Stoà, l’Edificio Nord-Ovest, l’Edificio Ovest, il Megaron P. Più a Ovest si trova la Necropoli, con le due tholoi A e B e la Tomba del Sarcofago Dipinto, e il Complesso TM I della Mazza di Breccia.

Periodo prepalaziale

La prima occupazione di Haghia Triada risale al Prepalaziale, e precisamente all’inizio dell’AM I, quando viene realizzato l’enorme scarico di ceramica nell’area del Piazzale dei Sacelli (Todaro 2003). Uno scarico dello stesso periodo, probabilmente rituale, è stato anche rinvenuto a Sud-Ovest delle camerette, e sembra precedere l’uso funerario dell’area della Necropoli. Quest’ultimo inizia infatti con la costruzione della Tholos A, che si daterebbe, dopo le nuove analisi dei complessi ceramici, alla fine dell’AM IIB con un uso fino al MM IA con una interruzione, forse, agli inizi dell’AM III. Nella seconda parte di questo periodo vengono aggiunti i cd. Annessi (AM III-MM IA), e successivamente le Camerette (MM IA-MM IB) che nel MM IA furono svuotate del materiale in esse contenuto mentre l’area assunse una valenza cultuale maggiore con la realizzazione del cd. Muro dei Betili (Todaro 2003; La Rosa 2001; Carinci 2004; Banti-Stefani 1930-1931; Cultraro 2003). La fase prepalaziale è rappresentata anche altrove, ed in particolare, in un’area a un centinaio di metri di distanza verso Est, è stato localizzato un quartiere di abitazioni Quartiere Laviosa datato all’AM IIA (Laviosa 1969-1970; 1970-1971; Todaro 2003; attualmente in corso di studio da parte di Carinci).

Periodo protopalaziale

L’inizio della fase protopalaziale non sembra comunque di frattura, giacché sia le camerette che il Muro dei Betili continuano ad essere utilizzati. Viene invece costruita in questo periodo, e precisamente all’inizio del MM IB, secondo le recenti analisi, la Tholos B, tradizionalmente assegnata all’AM I; essa continuò ad essere utilizzata fino al MM II, mentre la Tholos A veniva solo sporadicamente riutilizzata (Carinci 2003). La dinamica insediativa ricostruita da Carinci sulla base dei depositi medio minoici presenti sia nell’area attorno alla Villa e sotto il Sacello, sia nell’area del Settore Nord-Est, ipotizza la progressiva affermazione di un carattere urbano compiuta soprattutto nel MM II, con quartieri che si estendevano anche nell’area a Sud del Settore Nord-Est, caratterizzati da abitazioni di piccoli vani e senza strutture monumentali, almeno per quanto si può ipotizzare sulla base dei pochi ambienti rimasti. Lo stesso Carinci ipotizza inoltre una trasformazione delle attività cultuali nell’area della Necropoli e del Settore Nord-Est con un ampliamento attestato dalla presenza di una strada e di un’area lastricata.

Nell’area dell’abitato, il Periodo Protopalaziale è rappresentato dalle case sotto il Piazzale Inferiore X, da due vani (Alfa e Beta) sotto il Sacello H (La Rosa 1995b). La fase immediatamente successiva, MM III, è invece testimoniata da una seconda serie di ambienti sotto il Sacello (vani Gamma, Delta) e da un edificio di cui rimane solo l'ingresso, la Casa della Soglia Alabastrina, distrutto nel momento finale del MM III (D'Agata 1989). L'episodio violento che segna la fine della Casa della Soglia Alabastrina è anche quello che precede l'inizio della costruzione della Villa (D'Agata 1989; La Rosa 1977; 1989; 1991; 1996).

Periodo neopalaziale

Nel MM III la fine dell’epoca dei Primi Palazzi sembra determinare una contrazione dell’insediamento, attestata dall’assenza di strutture e dalla distribuzione dei depositi ceramici (Carinci 2003; Girella 2010).

Con il MM IIIB e il TM IA inizia invece il periodo di maggiore splendore dell’abitato. Nell’area a Sud viene costruita la Villa con una struttura ad L e due corti, quella superiore e quella inferiore, il Piazzale X recintato e provvisto di accesso monumentale da Nord ed un primo edificio monumentale, il Bastione, forse un granaio (Cucuzza 2003; Puglisi 2003; Militello 2008; Privitera cds.). La zona a Nord della Villa occupata dalle abitazioni private, subisce una profonda riorganizzazione nel corso del TM I. La fisionomia della prima fase non è facilmente ricostruibile, ma doveva comprendere abitazioni sistemate lungo il pendio, di cui rimangono tracce nel cd. Edificio Ciclopico e nella Casa della Soglia Alabastrina (La Rosa 1979; 1984; 1986; 1989; Cucuzza 2003; Puglisi 2003; D'Agata 1989). In una fase matura del TM IA, si assiste ad una sostanziale riorganizzazione della morfologia del villaggio, con la creazione di terrazze (Puglisi 2007) e la costruzione di un poderoso muraglione che separa il tratto meridionale da quello settentrionale. Il tratto meridionale più vicino alla Villa, è occupato da case di grandi dimensioni, con capacità di stoccaggio e forse anche di produzioni quali la Casa delle Sfere Fittili e la Casa del Lebete e la Casa del Pistrinum (Palio 2002). Il ritrovamento di un archivio in lineare A nella Casa del Lebete assegna a quest’ultima un ruolo ben definito nell’amministrazione palaziale, probabilmente legato alla gestione dei beni provenienti dall’esterno e a quelli del Bastione (Militello 1988; 2011; Schoep 2002). Il tratto settentrionale è stato purtroppo totalmente rimaneggiato dalle costruzioni monumentali del TM III, per cui si sono conservati solo lembi di abitazioni, tra cui, in particolare, la Casa del Vassoio Tripodato sotto l’Edificio Ovest e i vani di recente scoperta nel tratto più occidentale del Muraglione a Denti (La Rosa 1989; 2003b; Cucuzza 2003; Puglisi 2003).

Nell’area a Nord-Est dell’abitato, apparentemente con una soluzione di continuità rispetto alla struttura urbanistica di quest’ultimo, veniva costruito nel corso del TM I un complesso (Settore Nord-Est), formato dall’edificio detto Tomba degli Ori dai primi scavatori e dalla Casa della Mazza di Breccia (Paribeni 1904; La Rosa 1992-1993; 1994-1995) legati tra di loro da uno spiazzo lastricato. L’interpretazione del complesso nel suo insieme sembra unire la sfera domestica, quella produttiva e quella liturgica; in particolare, la sua vicinanza alla zona tradizionalmente destinata all’uso funerario lo ha fatto interpretare come funzionale alla gestione rituale della necropoli stessa (La Rosa 2000; Militello 2000; 2006).

Alla fine del TM IB una o più distruzioni portano al collasso del sistema amministrativo rappresentato dalla Villa e al mutamento della struttura urbana (Puglisi 2003).

Periodo postpalaziale

Mentre il TM IB è rappresentato da una serie di orizzonti di distruzione che arrivano fino alla sua ultimissima fase, le tracce del TM II sono molto poche, e sono rappresentate oltre che dai materiali, da due impianti con probabile funzione cultuale, uno nell’area della Casa delle Sfere Fittili, l’altro nell’area del Settore Nord-Est, entrambi, cioè, in corrispondenza di importanti edifici neopalaziali: si tratta di due piattaforme, la v-v’ scoperta negli scavi del 1995 (Cucuzza 2003; Puglisi 2003) l’altra in quelli del 2009. Questo sembrerebbe attestare una qualche frequentazione anche nel TM II, contrariamente a quanto ritenuto precedentemente (D'Agata 1999; 2001).

Nel TM IIIA1 si colloca l’inizio di una attività costruttiva monumentale, che può essere distinta in tre fasi (La Rosa 1997; Cucuzza 2003.). Nella prima vengono realizzati il grande Megaron ABCD, la Stoà FG e il Sacello H nell’area meridionale. Nella zona meridionale vengono rioccupati la Casa delle Sfere Fittili e l’area dell’Edificio Ciclopico, dove viene costruito il Vano con Gourna. Il Vano E, con funzione cultuale, è addossato ai resti della Casa del Lebete. Nella zona settentrionale si dispongono una serie di ambienti nell’area che sarà occupata successivamente dall’Edificio delle Camere Decapitate, e dall’Edificio Ovest (cd. Trivani). In una seconda fase (TM IIIA1-A2) viene costruito l’Edificio delle Camere Decapitate. In questa fase o nella successiva venne inoltre ripreso e riutilizzato il Bastione. Con il TM IIIA2 iniziale viene portato avanti un progetto complessivo di riorganizzazione che vede nel settore meridionale la costruzione della Casa dei Vani Aggiunti Progressivamente (Casa VAP), in quello settentrionale la erezione della Grande Stoà, l’abbandono dell’Edificio delle Camere Decapitate, per fare posto al piazzale antistante la stoà, esteso per ben 600 mq, l’edificazione di tre complessi monumentali a impianto regolare e funzione verosimilmente pubblica: l’Edificio Ovest, l’Edificio Nord-Ovest, il Megaron P, questi ultimi appartenenti probabilmente ad una unità architettonica sul modello delle Korridorhäuser. Nel settore settentrionale continua l’uso della necropolis, con una ripresa soprattutto della Tholos B, attorno alla quale si scavano delle fosse con larnakes, e con la costruzione della Tomba del Sarcofago Dipinto (La Rosa 1999). È importante notare come la fisionomia dell’abitato TM III di Haghia Triada riprenda in parte quella dell’abitato neopalaziale, costruendo l’edificio politico sopra la Villa, ma ne differisca per la natura eminentemente pubblica della maggior parte dei suoi edifici, con l’eccezione della Casa VAP. Un centro eminentemente politico, dunque, una cittadella o una houseless town come è stata definita, dove la componente domestica appare ampiamente minoritaria (La Rosa 1997; Cucuzza 2003; Privitera 2011).

La fine dell’insediamento sembra avvenire per abbandono nel corso del TM IIIB. Mancano tracce di distruzione, il che rende difficile la ricostruzione degli avvenimenti. Una ipotesi è che la popolazione si sia spostata nel vicino centro di Festòs, che proprio nel corso del TM IIIB sembra subire una fase di rivitalizzazione. Haghia Triada diventa invece un centro cultuale, con un santuario regionale installato nell’area del Piazzale Superiore, il cd. Piazzale dei Sacelli (D'Agata 1997, 1999; 2001; Palermo 2003).