Festòs

 

Lo scavo di Festòs è ottenuto in concessione dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene. L’Università di Catania è attiva nel sito dal 1994, con la direzione di V. La Rosa che avviò delle indagini di controllo degli scavi diretti da Doro Levi. Le indagini sono continuate nel 2000-2002, 2004. Dal 2013 l’Università di Catania ha ripreso l’attività di scavo con il progetto “Il Palazzo e la città” sotto la direzione del prof. P. Militello, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia e il prof. F. Carinci.

 

 

Festòs: il sito e le fasi

La sequenza festia si scagliona dal Neolitico all’età ellenistica in poi, praticamente senza soluzione di continuità. Solo le strutture dal medio minoico in poi sono state numerate (numeri romani per i vani protopalaziali, arabi per quelli neopalaziali, ordinali arabi per quelli micenei, lettere maiuscole per gli ambienti geometrici, minuscole per quelli ellenistici), le altre, a causa della loro scarsa consistenza, sono state semplicemente descritte. La descrizione delle strutture attuali è profondamente condizionata dalle emergenze palaziali sotto un doppio aspetto. L’impianto dei due edifici palatini ha stravolto la morfologia precedente della collina e dell’insediamento e condizionato profondamente anche quella successiva; inoltre, è attorno ai due edifici palatini successivi che è ruotata tutta l’indagine festia, condizionata anche dalle limitazioni imposte ai sondaggi in profondità dalle poderose strutture di età medio minoica e tardo minoico I.

Periodo prepalaziale

Il lungo periodo Neolitico è rappresentato prevalentemente da livelli recuperati in sondaggi effettuati in profondità da Pernier e soprattutto da Levi, ai quali si aggiungono alcune limitate indagini, cronologicamente molto significative, di La Rosa. I saggi Levi, più estesi rispetto agli altri, hanno interessato tredici aree e restituito consistenti depositi di materiali, studiati sistematicamente per la prima volta da Vagnetti, che distinse due fasi attribuite entrambe al Neolitico Finale (Vagnetti 1972-1973); secondo la più recente disanima, esse corrisponderebbero al Neolitico Finale cretese III e IV (Tomkins 2007; 2008: la prima fase festia corrisponderebbe al Neolitico Finale III (3600-3300), la seconda al Neolitico Finale IV (3300-3000). Tuttavia, la recente revisione dello scavo effettuata da Di Tonto (Di Tonto 2009) ha dimostrato che non tutte le strutture attribuite dal Levi a livelli neolitici sono tali; esse appaiono in realtà di età più tarda, prepalaziale. È stato possibile comunque confermare l’esistenza di due fasi cronologicamente successive all’interno del Neolitico Finale, con dei cambiamenti parziali nell’articolazione funzionale dell’abitato (Todaro-Di Tonto 2008; Di Tonto 2009; Todaro 2012). Durante la prima fase l’insediamento è limitato alla sommità della collina e appare organizzato attorno a due aree all’aperto distanti tra di loro. Nella seconda fase l’occupazione si estende al versante occidentale. Accumuli di ossa dimostrano il consumo di carne in quantità compatibili solo con un uso rituale per un numero ampio di persone. Da qui l’ipotesi, avanzata da Relaki e Todaro (Relaki 2004), che fin dal Neolitico la sommità della collina orientale fosse un punto di riferimento cerimoniale per l’intera area circostante.

Per il Bronzo Antico possediamo i lavori di revisione dei vecchi scavi da parte di Benzi e la proposta di ricostruzione complessiva avanzata da Todaro sulla base degli scavi 2000-2004 (Benzi 2001; Todaro 2005). Simona Todaro ha proposto di articolare la sequenza prepalaziale in otto fasi (Phaistòs III-X), delle quali la prima (Phaistòs III) della fase iniziale dell’AM I, è paradossalmente quella con le strutture più monumentali, quali un muro lungo m 8,50 nel settore ovest, un altro ad ovest dei vani 17 e 18 e un terzo forse sotto la kouloura II. Dopo la obliterazione e il terrazzamento di queste strutture (Phaistòs V) si assiste ad un ampliamento dell’abitato con Phaistòs VI. Le costruzioni si estendono nel pendio meridionale e in quello occidentale, adesso riorganizzato a terrazzo; l’edificio sotto il Vano geometrico CC era collegato con la sommità della collina con una rampa conservata sotto il Vano medio minoico LII; successivamente viene costruita la Casa Est sotto il Piazzale LXX; contemporaneamente vengono inoltre occupati i quartieri di Chalara e Haghia Photini. Nella fase Phaistòs VII la Casa Est viene obliterata dalla Casa Ovest e un nuovo livello di abitazioni si imposta su quello precedente. Nell’AM III (Phaistòs VIII) un imponente lavoro di riorganizzazione della collina ne modifica la fisionomia. In particolare, l’area ad Ovest viene terrazzata per aumentarne la superficie edificabile creando una sorta di antecedente del Piazzale I, contraffortata da una rampa e collegata con l’area a Sud da una rampa (attribuita da Levi al periodo successivo). A questo momento appartengono inoltre gli ambienti con pavimento in rosso ocra. Al Medio Minoico IA si datano le due fasi successive (Phaistòs IX e X) testimoniate da materiali su pavimenti di stucco, vedono solo riprese con piccole modifiche dell’impianto della fase VIII.

Periodo protopalaziale

Con il Medio Minoico IB inizia il periodo palaziale vero e proprio. I problemi legati alla cronologia relativa ed alla periodizzazione interna suscitati dalle interpretazioni leviane e da una meccanica applicazione delle sue «fasi» (Levi 1951; Levi 1976; Levi 1981; Levi-Carinci 1988; Fiandra 1961-1962; 1980; 1997; 2006; Zois 1965; Platon 1968; Damiani Indelicato 1982; Tomasello 1999; 2001) sono stati in gran parte risolti dalle sistematiche revisioni condotte in ambito ceramico e architettonico da La Rosa e Carinci (La Rosa 1995a; 1998-2000; 2002a; 2002b; La Rosa cdsa; La Rosa-Carinci 2002; 2007; 2008; Militello cds.). I nuovi studi hanno abbandonato la sequenza di Levi a favore di momenti costruttivi che vedono la ripresa o l’ampliamento degli edifici esistenti.

All’inizio del MM IB si collocherebbe il Cortile Centrale, la pavimentazione del Cortile LXX e un primo tratto di pavimentazione nel Cortile I, la presenza di un betilo nel Cortile I, di alcune case nel Quartiere ad Ovest del Palazzo, e la costruzione del Palazzo stesso o almeno di alcuni suoi quartieri: in una prima fase, quello sud-occidentale e quello nord-occidentale con una facciata arretrata rispetto alla struttura oggi visibile, in linea con la facciata successiva neopalaziale, in una seconda fase il quartiere nord-occidentale nel suo stato oggi preservato, con soluzioni architettoniche già diverse.

È però nel MM II iniziale che il Palazzo assume la sua fisionomia più completa e organica con l’allargamento della pavimentazione del Piazzale I, la costruzione della Vasca XXX, la realizzazione del Propileo II che comporta, nel Quartiere Sud-Ovest, la modifica del sistema degli accessi, con la costruzione dei Vani LVI-LVII e dell’Ingresso LIX. Bisogna sottolineare che il palazzo di Festòs non ha mai avuto la planimetria canonica attribuita ai palazzi cretesi, con cortile centrale chiuso su quattro lati. Esso era costituito invece da un blocco occidentale, da un muro di contenimento meridionale e da singoli edifici disposti attorno al Cortile Centrale sia a Nord, sia a Sud. Non è possibile stabilire se questi ultimi fossero isolati, come sembra più probabile vista l’assenza di indizi, o collegati architettonicamente alle altre ali, nel qual caso bisogna ipotizzare che i lavori di risistemazione nel MM III e TM I abbiano radicalmente cancellato gran parte delle strutture. Nel blocco occidentale, meglio noto, viene costruito il Propileo II in posizione baricentrica tra le due ali, meridionale e settentrionale. A questo periodo apparterrebbe anche la modifica del grande ingresso meridionale ipotizzata da Tomasello, suddiviso ora nei vani IL-LVII-LIII. Di tutto il blocco occidentale, la parte meridionale, Quartiere Sud-Ovest, si addossava alla collina e doveva servire anche a superare il dislivello di ca. 5 metri esistente tra il Cortile LXX e il Piazzale XXXIII, forse con una articolazione a terrazze come dimostrerebbero i piani pavimentali a -2,00 m dal livello del Piazzale rinvenuti nei vani VIII, X e XI, sotto i quali si trovano già i livelli neolitici. A livello di piano terra la circolazione avveniva prevalentemente in senso Est-Ovest; ai due piani superiori cambiava in senso Nord-Sud. Nel Quartiere Nord-Ovest la direzione predominante dei percorsi riprendeva l’andamento Nord-Sud dei piani superiori del Quartiere Sud-Ovest (Tomasello 1999; Militello 2001; Tomasello 2001; Carinci 2006). Il collegamento diretto tra i due blocchi avveniva tramite il grande Propileo II attraverso il Vano IL, terzo piano, e il Vano XXI. La connessione tra Piazzale Inferiore e Piazzale Mediano avveniva mediante la Rampa o direttamente dal Corridoio LII al Vano IL, secondo piano, e da qui al Propileo II. Mentre i dati per il lato settentrionale e occidentale sono talmente esigui da fare dubitare, come accennato, dell’esistenza di strutture, per quanto riguarda il lato meridionale appare inevitabile supporre almeno l’esistenza se non di un quartiere di abitazione, per lo meno di un muro di contenimento per trattenere il terreno su cui sorgeva il cortile centrale e superare il dislivello di 4 metri della cd. China Meridionale. A breve distanza da esso, già sotto il futuro Vano 98, ci sono resti di abitazioni private. L’esistenza di questo dislivello, d’altra parte, rende impossibile la possibilità di un accesso diretto da Sud. Vita parallela hanno gli spazi lastricati interno ed esterno. In quello esterno sono riconoscibili tre fasi, delle quali la prima MM IB iniziale, la seconda MM II iniziale, collegata con la risistemazione della strada Nord e della Vasca XXX, nonché della gradinata teatrale, la terza MM II matura collegata con la costruzione delle kouloures. Strettamente connesse con i Piazzali sono le rampe di accesso e la strada lastricata nord, in realtà una fascia stuccata che bordava il Piazzale I, e il cd. Bastione Ovest. Rampa e strada sono in uso dal MM IB al MM IIB, il Bastione Ovest nasce nel MM II; ed ha due distinte fasi architettoniche sempre nell’ambito MM II; ed una modesta ripresa anche nella fase dei sacelli.

Alla fine del MM II un episodio sismico porta dei danneggiamenti che rendono temporaneamente non agibili alcuni ambienti, costringono alla ricostruzione di altri, comportano l’apertura dei sacelli V-X lungo la Facciata Nord. Una fase di breve durata terminata con l’episodio sismico esiziale che pone termine al Primo Palazzo. Il porticato del Cortile Centrale, dopo le ultime revisioni di La Rosa si data ormai al MM IIIA.

Area di confine tra il Palazzo e la città sono gli spazi pubblici rappresentati dai tre piazzali occidentali (piazzali XXXIII, I e LXX), dal Cortile Centrale (Piazzale XL), dalle rampe di collegamento tra di essi, dallo spazio con Vasca Lustrale XXX e dalle tre kouloures. Attorno al Palazzo infine si organizzava l’abitato del quale sono riconoscibili almeno sette edifici distinti (case A-G, Militello 2012), localizzati ad Ovest e a Sud di esso, costruiti su terrazze. Molto più distanti dal Palazzo si trovano ad Ovest l’edificio della Acropoli Mediana (vani CV-CVII, Levi 1976; Casa L, Militello 2012) e gli scarni muretti nell’area del cd. Parking (Levi 1976). Altre singole abitazioni sono state individuate a Sud del Palazzo, mentre due veri e propri quartieri sono quelli individuati a Nord-Est (Haghia Photini) e a Sud-Est (Chalara) del Palazzo.

Le stime sull’estensione dell’abitato variano da 60 ha (Watrous et al. 2004) a 40 ha (Branigan 2001) a 15 ha (Driessen 2001). È tuttavia probabile che l’abitato di Festòs in età proto e neopalaziale dovesse articolarsi per quartieri densamente abitati separati da spazi vuoti, con un’area complessivamente occupata di 50 ha circa (Militello cds.). In un tessuto sfilacciato di quartieri il sistema viario doveva avere una struttura centripeta, focalizzata sul Palazzo, e gli assi principali dovevano dunque essere costituiti dal collegamento tra Haghia Photini ed il Piazzale (accesso da Nord-Est), tra Chalara e il Piazzale LXX che si congiungeva probabilmente con quella dalle Case Fiandra; un collegamento deve essere ipotizzato anche direttamente tra Haghia Photini e Chalara.

Periodo neopalaziale

Dopo la grande distruzione finale del MM IIB l’organizzazione spaziale dell’area attorno al Palazzo cambia. Un primo piano di ricostruzione dell’edificio palatino è rappresentato dai lavori di riempimento delle rovine precedenti, specie nel Quartiere Sud-Ovest, con del calcestruzzo (astraki), in modo da creare una piattaforma. Di questo primo progetto rimane però solo la piattaforma, e forse i muri della cd. Fase III Levi nel Quartiere Sud-Ovest, giacché subito dopo, sempre nel MM IIIA, il piano viene modificato, con un progetto meno esteso. Di questa fase, sempre MM IIIA, rimangono alcuni ambienti, come il Bacino lustrale XLIV-38, depositi e pavimenti, come l’ambiente sotto il Vano XI, e tratti di muri nel Quartiere settentrionale. Il Secondo Palazzo nella sua forma definitiva appartiene infatti ad un periodo ancora più tardo, ormai dell’inizio del TM IB. La discontinuità del processo di ricostruzione è stata condizionata probabilmente non solo da situazioni politiche ma anche da un grosso evento sismico che avrebbe distinto, nella Messarà come a Creta, il MM IIIA dal MM IIIB. La cronologia è tratta da indicazioni indirette, ma sembra confermata anche dalla breve vita dell’edificio stesso e dalla sua scarsa fruizione nel tempo, attestata dalla mancanza di rifacimenti, rialzamenti e riempimenti, e dallo scarso corredo da esso restituito.

In generale il Secondo Palazzo si caratterizza per l’aspetto monumentale, con la costruzione del nuovo ingresso principale nella parte settentrionale, un propileo imponente (vani 67, 68, 69) composto da una scalinata che conduceva dal Piazzale I ad una grande loggia, dalla quale si poteva accedere ad alcuni dei settori palaziali. La facciata venne arretrata verso Ovest rispetto a quella precedente e il Piazzale I fu ricoperto da una colmata di “riempiticcio”, che andò a nascondere la pavimentazione di lastre ed i primi cinque gradini della scalinata teatrale. I Magazzini Occidentali erano formati da una serie di vani (25-27), dalle dimensioni similari, che si aprivano su un lungo corridoio centrale (26) contraddistinto dalla presenza di un pilastro che doveva sorreggere un probabile piano superiore. Il Quartiere Meridionale presenta delle caratteristiche poco uniformi, vi sono ambienti (8, 9, 10, 11) in cui erano conservati oggetti cultuali insieme a vasi di uso quotidiano; vani eleganti con banchine (23, 24) in stretto legame con il Cortile Centrale; spazi sacri come i due bacini lustrali (19, 21). A nord del Cortile Centrale vi è il Quartiere Nord (cd. “Appartamenti Reali”) caratterizzato dalla presenza di una serie di ambienti signorili, che presentano le peculiarità degli appartamenti ufficiali: polythyra, cortili, sale, lucernari, bacino lustrale (83). Tutti i vani sono riccamente decorati e rifiniti con lastre pavimentali di alabastro e muri intonacati con motivi floreali semplici. L’accesso a quest’area avveniva tramite due scale (76 e 51) che dal primo piano scendevano verso l’area del peristilio (74), caso unico nell’architettura minoica. Sul lato Nord-Est del Cortile Centrale si colloca il Complesso Orientale, composto da un gruppo di vani pertinenti ad una unità abitativa di carattere elitario.

La fisionomia dell’area circostante e dell’abitato è stata ricostruita grazie anche ai recenti studi (Palio 2001a; 2001b; La Rosa 2002b; Carinci-La Rosa 2009; Girella 2010, 2011). Anche in questo caso è stato possibile ricostruire una scansione cronologica condizionata dal terremoto del MM IIIA. La fase precedente mostra stretta continuità con il MM II. Il Piazzale occidentale è ripreso, con un sollevamento del piano di calpestio, ormai in terra battuta; il Vano CIV lo delimita a Nord-Ovest, in sostituzione del precedente Bastione Ovest. L’organizzazione dell’abitato sembra cambiare, anche se il quadro complessivo non è ricostruibile. La Casa a Sud della Rampa assume la sua fisionomia definitiva; la ricchezza dei corredi ne conferma una destinazione non soltanto domestica, ma in qualche modo ufficiale. Verso Sud vengono costruite le due case della China a Sud-Ovest del Palazzo e della China meridionale, quest’ultima con ricca architettura e affreschi. A Nord-Ovest del Palazzo si data a questo momento il Vano CI, affiancato successivamente dai vani CII-CIV. Il terremoto del MM IIIA segna una brusca frattura: la ripresa del Palazzo viene abbandonata; i depositi di ceramica sono molto meno abbondanti mentre, per converso, una intensificazione dell’occupazione si verifica nella restante parte della Messarà. È con il TM IB e con la definitiva costruzione del Secondo Palazzo che l’attività costruttiva sembra riprendere nella collina di Festòs. Si datano a questo periodo le fondazioni, gli ambienti sotto il Vano CC e sotto le case micenee a Ovest del Piazzale occidentale, il Vano XXIX, un edificio di recente scoperto subito a Sud della Casa a Sud della Rampa, il grande edificio a pianta quadrangolare a Nord della Chiesa di Haghios Ghiorghios in Falandra, già individuato dal Levi, e soprattutto le mansions di Chalara e Haghia Photini. La prima presenta una fisionomia prevalentemente cultuale, mentre la seconda sembra il corrispettivo festio delle case con funzioni amministrative e di controllo di Haghia Triada.

La distruzione dei Secondi Palazzi coinvolge anche quella di Festòs.

Periodo postpalaziale

Il periodo immediatamente successivo è poco chiaro. L’idea di un totale abbandono del colle fino al TM IIIB è stata rivista a seguito dell’analisi ceramica di alcuni complessi. La rioccupazione dell’area del Palazzo è probabilmente soprattutto rituale, ma materiali TM II-IIIA1 attestano una rioccupazione della Mansion di Chalara, e ceramiche del TM IIIA dimostrano una occupazione della collina mediana, delle sue pendici e della sella tra essa e la collina orientale. Più che di un abbandono deve dedursi una rioccupazione sparsa finalizzata allo sfruttamento economico e al controllo viario, in collegamento con l’amministrazione cnossia (Borgna 2001). A partire dalla fine del TM IIIA viene costruito un edificio nell’area della Mansion di Chalara, ma le testimonianze diventano consistenti solo alla fine del TM IIIB e soprattutto nella fase TM IIIB-C, a cui appartengono i depositi più consistenti dalla Acropoli mediana e le case a Ovest del Piazzale Occidentale; che l’abitato fosse consistente è anche dimostrato dai resti di strutture e dalla rampa «micenea» della Casa O e sopra i vani XLIV e LXVI-LXIX.

Bisogna sottolineare che l’occupazione dell’Acropoli mediana sembra essere di tipo politico, mentre per il significato da dare all’area rimanente le ipotesi sono due e toccano il delicato problema del rapporto tra la Festòs del II e quella del I millennio a.C. Watrous propone di vedere già nel TM IIIC un sinecismo che avrebbe portato alla occupazione sistematica della collina di Festòs, avviando già nel XII secolo il processo di formazione della polis greca (Watrous 1993; Watrous et al. 2004). Borgna preferisce invece ipotizzare una continuazione dell’abitato sparso fino all’inizio dell’Età del Ferro (Borgna 2001). Nella stessa direzione, quella di un abitato sparso fino al IX secolo, si muove la ricostruzione di Palermo (Palermo 2001).

In realtà, l’XI e il X secolo sono decisamente evanescenti nell’area del colle, anche se in buona parte questa situazione potrebbe essere dovuta alle vicende dell’abitato. Kanta assegna al TM IIIC-SM alcuni materiali da una tomba del pendio dell’Acropoli e del vecchio mulino, considerato però più tardo da Palermo che assegna alla fine del X e soprattutto nel IX la citata tomba, e soprattutto nel deposito di Petrokephali (Rocchetti 1967-1968; 1969-1970; Cucuzza 1998; Kanta 1980). Altra struttura oscillante tra il TM IIIC e il protogeometrico è il muro di fortificazione sull’acropoli mediana (Palermo 2001). A partire dal IX secolo, comunque, l’evidenza architettonica diventa più consistente con l’impianto del Quartiere «geometrico» sul Piazzale LXX. Di cronologia piuttosto ampia, il Quartiere ha ricevuto un tentativo di sistematizzazione da parte di Palermo, che ha datato ad una prima fase (seconda metà del IX, ma forse anche prima metà) i vani P, Q, R1 e R3 nel loro impianto originario (poi riutilizzati fino ad età orientalizzante) ed i vani MM e NN. In una seconda fase, di fine VIII, va collocato il Vano AA, mentre alla fine del VII secolo, dopo una interruzione, si collocano gli ultimi ambienti, costruiti in contemporanea con il cd. Tempio di Rhea. Rimangono purtroppo ancora incerti i confini cronologici dell’occupazione «geometrica» dei quartieri di Haghia Photini e di Chalara, dove il Levi fu in grado di distinguere quattro fasi.

 

Relazioni

Relazione sulle attività del 2013 

Relazione sulle attività del 2014 

Relazione sulle attività del 2015 

Relazione sulle attività del 2016

Relazione sulle attività del 2017